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Insostenibile leggerezza

“Nel cervello c’è una zona speciale che potremmo chiamare memoria poetica che registra tutto quello che ci affascina o ci commuove,cioè che rende bella la nostra vita” Milan Kundera

Il profumo dei bomboloni caldi la mattina, mentre le biciclette camminano lente e i vestiti colorati svolazzano davanti ai banchetti della frutta di Benito, storico negozio di quel piccolo paese della Romagna – in cui ho passato tutte le estati della mia delicata infanzia e afosa giovinezza.

Dove i nonni [che adesso giocano a bocce con i nipoti] si chiamano così in reverenziale memoria di un controverso passato storico-politico.

“È la terra in cui convivono, a fatica, pugni chiusi e braccia tese; la patria dell’antifascismo che si guarda allo specchio e si scopre nostalgica”

Ma a quei tempi di politica mi preoccupavo poco, e Benito mi regalava le albicocche quando tornavo dal mare nella calura estiva, con i capelli bagnati e i sandaletti di gomma ai piedi, e per me questo era più che sufficiente per non occuparmi del significato del suo nome.

I pranzi cucinati dalla nonna che ci radunava tutti nel grande terrazzo dai tendoni verdi, regno delle angurie chirurgicamente ispezionate per toglierne i semi e dei sonnellini pomeridiani sulle paradisiache sedie a sdraio, accarezzati dalla brezza.

L’insostenibile leggerezza di quelle uscite serali fino al luna park e dei primi sguardi maliziosi con i ragazzi, degli infiniti bagni al mare che solo di prima mattina sembrava trasparente e ti faceva quasi credere di essere in una località naturalistica meravigliosa, con il sole che saliva piano dalla linea dell’orizzonte mentre i riflessi dipingevano la superficie specchiata dell’acqua.

La leggerezza delle albe in spiaggia, che guardavamo rannicchiati sotto i teli dopo una nottata passata a scorrazzare per il paese; che contava due strade principali, una fontana al centro della piazza, diverse sale giochi, un paio di gelaterie e un luna park con un calcinculo da brivido.

Ecco, il nostro mondo per quasi tre mesi, era tutto lì. E ci sembrava non mancasse nulla per essere felici.

C’erano le piadine a tutte le ore, gli amici ‘del mare’, le acrobazie in spiaggia, i pranzi in terrazza, le corse in due sulla graziella arancione, la nonna e i suoi ricordi di viaggio, i premi del nonno – amato e rinomato giocatore di tennis – sugli scaffali insieme alle sue fotografie, in cui mi sembrava sempre bellissimo e sempre abbronzatissimo.

Come tutti del resto, lì in Romagna. Lavoratori allegri dalla pelle cotta dal sole, che ci accoglievano ogni inizio stagione come un familiare che torna dopo un lungo viaggio. Abbracci caldi, granitici, solidi come le loro tradizioni.

E’ una giornata afosa qui a Roma, l’estate è entrata prepotente e curativa dalle nostre finestre, e la memoria poetica mi riporta a quelle stagioni dell’amore, in cui tutto sembrava galleggiare in un’insostenibile leggerezza, dalla quale una giovane me non vedeva l’ora di fuggire, ma che ora sarebbe prezioso e accogliente rifugio.