“Adoro questo momento! E’ la cosa più bella della mia vita!!”
dice riemergendo dall’acqua calda della laguna.
Siamo tra le dune di sabbia, in uno scenario di una bellezza surreale. Ha iniziato a piovere e noi stiamo lì dentro la laguna di acqua dolce a rotolarci come foche.
Questo momento è uno di quelli che ho fissato, chiudendo di scatto gli occhi, e facendolo scendere fino al cuore; quelle sue parole, uscite così all’improvviso, quasi a sancire un istante che rimarrà per sempre immobile nella nostra memoria.
E’ esattamente a quel momento che sto pensando adesso, che la guardo dormire nella stanza di questa pousada, che già sentiamo un po’ casa.
La tocco per sentire se la febbre è scesa, sussurrando a bassa voce:
ti-prego-fa-che-sia-scesa
ti-prego-fa-che-sia-scesa,
rivolto a chissà chi, forse a me stessa.
L’esperienza in quel pronto soccorso agghiacciante di questa mattina mi ha lasciato un po’ tramortita, vedere il suo visino pallido cambiare colore mentre la tengo in braccio aspettando il nostro turno in una stanza piena di mosche, mi ha fatto diventare piccola come un nocciolo di ciliegia.
Per fortuna insieme a noi c’è lei, la signora della pousada, che ci ha portato qui in fretta e furia con la sua macchina appena ha visto il mio viso spaventato stamattina.
Mi calma e mi rassicura, mi asciuga le lacrime quando mi lascio un po’ andare allo sconforto, accarezzandomi e mormorando “não chore, não chore mamãe” (*non piangere, non piangere mamma).
Forse aveva ragione lei, non avrei dovuto piangere così tanto, in fondo era solo un’infezione batterica curabile in qualche giorno.
Bianca il giorno dopo era già saltellante a fare le sue mosse di karate sul prato della pousada, mentre io ancora col pianto facile, rimuginavo su cosa fosse meglio fare.
Mi sono domandata se fosse il caso di continuare.
Se avessi dovuto fermarmi, rallentare, tornare su strade battute e confortevoli.
Se fossi stata irresponsabile ed incosciente.
Certa che la mia sete di avventura l’avesse messa in pericolo.
Ma poi ho ripensato a quelle parole, pronunciate in un attimo di spontanea euforia a mollo nella laguna: E’ LA COSA PIU’ BELLA DELLA MIA VITA.
E allora ho aspettato che la febbre scendesse, che facessimo il pieno di amore e cure in questo posto – nostro nido e conforto di questi giorni sospesi – e ho richiuso lo zaino pronta a ripartire.
Anche se la strada sarà accidentata ed imprevedibile. E se mi farà piangere dalla paura.
Io, la sua, la voglio riempire proprio delle cose più belle della vita.
Siamo ripartite da Parnaìba in una mattina di sole, tra lacrime e sorrisi, scambiandoci regali, disegni e abbracci.
Torniamo in cammino, certe che non dimenticheremo mai il nome che il destino – per nulla casuale – ha voluto dare a questa donna che ha inciampato sulla nostra strada, riempiendoci di amore e premura: Socorro.
In portoghese: Aiuto.

