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DI AMORE E LIBERTA’

Gennaio 2020, Ceará – Brazil
Le giornate a Tatajuba scorrono con lentezza.
Che non è mai noia nell’accezione negativa del termine.
É riempire il tempo di cose semplici.
Camminare.
Parlare, sempre, tantissimo.
Ascoltare la musica, sempre, tantissimo.
Cucinare, mischiando le provviste per inventare sempre un pasto diverso.
Io che le passo i piatti dalla finestra, lei che fa cadere la pasta sul tavolo, io che la mangio da lì per non farla sentire in colpa.
Insieme alla sabbia, a qualche conchiglia dimenticata e ad un guscio di paguro che a momenti mi spezza i denti.
Ma poi è stato bello riderci sopra come se fosse diventata una pasta ai frutti di mare, rivisitata.
Troviamo sempre una soluzione agli imprevisti.
É questo che ci rende invincibili insieme.
Che fa di noi un’accoppiata vincente.
Anche oggi che piove.
E noi ciondoliamo tra l’amaca e il tavolo, dondolando o disegnando o raccontandoci le storie.
Studiamo il vento e le nuvole per capire se passerà la pioggia o aumenterà.
Prima si è affacciato un nativo qui, e ci ha detto di chiuderci in casa che sarebbe arrivata una forte tempesta.
Eh no.
Un’altra?
È una congiura.
Questa tormenta sembra muoversi in concomitanza con i miei saliscendi umorali.
Decido di non dargli retta, e ci incamminiamo sotto la pioggia verso la pousada (l’unica e naturalmente chiusa) di Leoncio, il nostro vicino che ci ha promesso un giro sulle dune col buggy.
Non so voi ma io sono una che le promesse le mantiene, sempre, e quelle degli altri le prendo molto sul serio.
Loro malgrado.
Leoncio, ieri che splendeva il sole, aveva il buggy con i freni rotti ma oggi diceva che l’avrebbe aggiustato.
E noi vogliamo andare a controllare.
La pousada è desolata e lui non c’è.
Brutto segno.
Torniamo a casa, ci ributtiamo sull’amaca, non abbiamo più neanche connessione, è saltata con la pioggia.
Ma ci ricordiamo sempre a vicenda di essere grate per questa lentezza.
Che nel mondo moderno è un grande lusso.
Oltre che essere tempo sottratto al fare e regalato all’essere.
Tempo per pensare in silenzio o ad alta voce.
Per annusarsi, per abbracciarsi, per amarsi.
Ho sempre paura di non farlo abbastanza.

E questo tempo lento è prezioso per nutrirci di amore e farne la scorta per quando saremo impegnate a “fare”.

A discapito delle previsioni del nativo del malaugurio, nel pomeriggio esce il sole e, insieme al cielo improvvisamente azzurro, vediamo spuntare all’orizzonte Leoncio con il suo buggy fresco di meccanico (dove avrà trovato un meccanico in questa landa desolata è un mistero).

Vedi che bella cosa mantenere le promesse…puoi rendere infinitamente felici due nomadi solitarie e ciondolanti.

Partiamo così per le dune di questo assurdo deserto. In cui pascolano le capre e corrono i cavalli selvatici. In cui il verde si interrompe per lasciare posto alla sabbia. Che a sua volta lascia il posto all’acqua dolce delle lagune.

E’ tutto un susseguirsi di salti e risate e “Oddio guarda laggiù!! Sembra Marte! O era Giove quello con l’acqua Mamma? Non ci credo, i cavalli!!Posso vederli da vicino? Vai corriamo giù dalla duna e vediamo chi arriva prima. Ora saliamo, tanto arrivo prima io!

Torniamo verso casa con il sorriso dipinto sulla faccia, la sabbia negli occhi e nelle orecchie, e una nuova consapevolezza maturata in queste avventurose settimane.

Ho sempre creduto di essere un cavallo solitario e selvatico, di quelli che non si possono addomesticare. Che se ti avvicini corrono lontano scalpitando. Forse però, è vero quello che si dice, avevo solo bisogno di trovare qualcuno tanto selvaggio e indomabile con cui correre insieme.

Insieme ma libere.

E non è forse questo l’amore?