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Gio. Sue. La

Usava sillabare ogni volta che le veniva chiesto di ripetere il suo nome.
Innafferrabile al primo tentativo, un po’ come era Lei.

Nei velati meriggi di questa insolita primavera, mi trovo ad osservare la mia immagine riflessa, su uno specchio macchiato di dentrificio in cui ho incastrato un bigliettino che mi ricorda di essere fiera di ciò che sono. Nel caso me ne scordassi.
Soprattutto quelle volte in cui non riconosco l’immagine riflessa.
Quell’immagine adulta di donna e madre.
Due facce della stessa medaglia, che solo dopo lunghi anni di tentativi riesci a far convivere allo specchio.

Rivedo Lei nel mio sguardo – con quel nome inconsueto che le calzava a pennello – le sue stesse malinconie lontane, aggrappate alla nebbia, di cui parla nelle sue poesie, battute su una vecchia macchina da scrivere che ne perpetua la memoria.

La penso donna, complicata, appassionata e tormentata.
Penso ai suoi silenzi densi di pensieri su cui non mi sono mai soffermata, presa come ero a fare la figlia.
Ai desideri celati da un sorriso tenero e avvolgente, ai suoi occhi obliqui capaci di raccontare storie, e ai suoi sogni di ragazza. Alle trepidazioni del cuore che ogni tanto mi svelava in segreto, sedute sul letto, come un prezioso tesoro da conservare.
Piccoli cenni che mi rivelano ora, da adulta, la donna che si nascondeva dietro la madre.

Come quando affondi il cucchiaio nel tiramisù.
Biscotto intriso di caffè sotto una crema dolce di mascarpone.

Adoro leggere le sue poesie e perdermi tra le sue parole adesso, riscoprire quel gusto amaro e deciso del caffè dopo anni di ricordi al mascarpone.

In una casa rumorosa in cui scorrazzano tre bambini si fa fatica a girare quella medaglia da madre a donna, e alla fine capita che ti dimentichi dell’ aspetto che si nasconde sotto al ruolo stabilito.
E la sua esigenza di lasciarne traccia, è un salvagente quando si vuole navigare nelle sue chiare, fresche e dolci acque.

Per non dimenticare chi è stata, chi era prima di diventare madre, e per alimentare la sua fiamma sacra e indomabile che vive ancora dentro di me.

Nel giorno del suo 70esimo non-compleanno è bello ricordare con quanta grazia abbia lasciato la sua impronta in questa vita, e quanta fortuna abbiamo avuto noi a capitarle tra le braccia.