Al momento stai visualizzando Le stelle e la vita dopo la morte

Le stelle e la vita dopo la morte

“Le stelle Mami è come se fossero le persone che non ci sono più.
Cioè i loro corpi.
Perché l’anima rimane sulla terra e ritorna a vivere dentro un altro essere vivente – un animale, una persona – mentre il corpo se ne va nello spazio, e resta nell’universo.”


Siamo in macchina tornando verso casa, scruto il cielo che da queste parti prende sfumature insolite, dai colori che ricordano un marshmallow, vivide o rarefatte a seconda del punto in cui volgi lo sguardo. Richiamo la sua attenzione persa chissà dove, e la invito a guardare il cielo che cambia colore attraverso il parabrezza dell’auto.

“Guarda che colori amore” dico emozionata – ho un rapporto sentimentale con il cielo che dura praticamente da sempre – “come mi mancano i tramonti e i cieli stellati che vediamo quando siamo in viaggio”
“Oddio sì Mami, anche a me. Ti ricordi il cielo di Tatajuba?”

In Brasile, in quel villaggio bizzarro ai confini della realtà, dove la terra fa da specchio alla luna, il cielo era veramente sorprendente.
L’ultima notte passata lì, ci siamo incantate a guardare le stelle sedute su un molo.
Da quel punto esatto si riusciva a percepire la rotondità del cielo, le costellazioni erano impossibili da contare e i satelliti con le loro luci blu si muovevano nello spazio riducendo incredibilmente la distanza fra noi e l’universo.

Incastonare ricordi come questo nella sua mente brillante, è un dono prezioso di cui sarò sempre grata.
E che mi rende sempre fiera di avere il coraggio di perseguire i miei sogni.

Non saprei dire esattamente come siamo arrivate dai ricordi di un cielo stellato memorabile, alla sua teoria della vita dopo la morte.
Ma so per certo di non averle inculcato nessun preconcetto confezionato a riguardo, nessuna teoria religiosa su paradiso e inferno, nessuna limitazione alla sua insaziabile immaginazione, e le sue parole sono la dimostrazione che ciò che può creare una mente libera, è sconfinato.

Io non l’ avevo mai vista in questo modo. Si è abituati a pensare alla sepoltura (e successiva decomposizione) o alla cremazione del corpo. Per ritornare alla terra dalla quale, si suppone, proveniamo.

Ma se la guardi dal suo punto di vista, il corpo ritorna a far parte dell’universo perché in fondo, forse, è proprio da lì che proviene. E’ proprio di quella sostanza che è fatto.

Nelle nostre personali sedute di meditazioni – che facciamo la sera, mentre rannicchiata vicino al suo letto le accarezzo la pelle soffice, e che partono sempre con quel “Mami mi fai la meditazione” che adoro – parliamo spesso di luci, stelle, universo e desideri, e la sua capacità di ricavarne teorie esistenziale ha qualcosa di magico e sorprendente.

Del resto è fatto ormai noto che la meditazione sia lo strumento di connessione ed evoluzione più potente in mano all’essere umano.

I traguardi personali, emotivi, professionali e umani che si possono raggiungere meditando sono infinitamente più durevoli e solidi di quelli che si raggiungono lavorando come pazzi o andando in terapia.

Senza nulla togliere a ciò che un profondo conoscitore della mente umana, possa compiere nel percorso evolutivo o di guarigione di un paziente.

Ma non può essere tutto lì.

Non può essere tutto Freud, flussi di coscienza e Xanax.

Non può essere tutto hard work pays off.

Vacanze ad agosto e rate della macchina. Non si può misurare il proprio successo in base al livello contrattuale o ai riconoscimenti del tuo capo.

Non può essere tutto celata depressione o fugace euforia.

C’è molto più di questo.

C’è un universo intero.

Costellazioni, galassie, satelliti, teorie esistenziali da raccontarsi, condividere, smontare e rielaborare.

Basta chiudere gli occhi, ascoltare il proprio respiro che fluisce, costante, instancabile, liberatorio, consolatorio e osservare i pensieri che scorrono, le emozioni, senza rimanerne agganciati, sopraffatti. Ringraziare. Perché c’è sempre almeno un motivo per farlo. Fosse solo il fatto di essere vivo. Di avere un cuore che batte.

Possibile sia così semplice?

Se solo potessi farvi vedere lo spazio infinito che è racchiuso in questi semplici gesti.

E l’impatto che questa costante abitudine può avere sulla vita di una persona.

Pensate ad una bambina, che invece di una ninna nanna, di una favola qualunque, mi chiede di portarla proprio lì, nello spazio infinito.

Perché forse, chissà, lì ha trovato qualcosa di straordinario che non sa spiegare.

O forse molto più pragmaticamente, perché quella pratica la rilassa e la fa addormentare serenamente.

Io non lo so di preciso, ma ascolto le sue teorie, le sue elucubrazioni per nulla infantili, e penso che dentro di lei qualcosa stia certamente cambiando e che forse un po’ di pace e di cielo stellato io sia riuscita a regalarglielo in questo mondo impazzito.