E’ il 2016, Bianca ha quasi tre anni, parla, corre, canta insieme a me e fa sempre tanto ridere. Ma non mi sento ancora pronta per un viaggio itinerante, spesso la prendo in braccio o sulle spalle avendo bandito l’uso del passeggino, e ancora si addormenta come un tronco così, all’improvviso, come solo i bambini sanno fare, e in quel caso trasportarla insieme allo zaino risulterebbe una prova troppo ardua per le mie esili spalle.
Siamo pronte a ripartire quindi, sentiamo il richiamo dell’oceano…la giungla del Costa Rica ci aspetta e chissà quali altre avventure e disavventure ci riserverà questo viaggio. L’adrenalina che cresce prima della partenza è una sensazione della quale non so fare a meno.
Vista l’ultima esperienza borderline, prenoto un volo Iberia con un solo scalo a Madrid e una notte a San José per decomprimere dopo le infinite ore di volo.
In realtà i voli intercontinentali li soffro solo io, che non dormo mai, manco dopo le bottigliette di vino rosso chimico che ti servono in aereo.
Bianca dopo un cartone animato in inglese con sottotitoli in spagnolo (che ancora mi chiedo come faccia a ridere alle battute) e due partite a memory, mangia il suo pasto on board fino al dolce (con una voracità che lascia di stucco pure l’hostess) e per la maggior parte del tempo, DORME.
Dorme in aeroporto, in aereo, in treno, in bus, in barca, sull’amaca, persino in tuk-tuk, dorme seduta, sdraiata, arrotolata, ranicchiata. Dorme come se non ci fosse un domani.
Sì lo so, sono molto fortunata, ma ci vuole anche una buona dose di problem solving quando si addormenta inaspettatamente sul seggiolino della bici. Seggiolino che naturalmente non era dotato di cinghie di sicurezza. Era già tanto che avessi trovato un seggiolino da montare sulla bici, siamo pur sempre a Puerto Viejo non a Milano Marittima.
Da brava viaggiatrice, in questo campo sono LEVEL PRO, e dopo diversi inutili tentativi di risvegliarla ho deciso di assicurarla al seggiolino legandola con un pareo e degli elastici alle caviglie per evitare che infilasse un piede nei raggi, et voilà, Bianca è arrivata a casa sana e salva.
La nostra casa era in quella parte del paese che chiamano “il ghetto” (avevate qualche dubbio? ), la nostra vicina era una hostess afroamericana in pensione un po’ fuori di capoccia che soleva guardare le puntate di sex & the city (😂😂ma perché?!?!) in replica notturna ad un volume esagerato (*da segnare sul taccuino per la prossima volta: tappi per le orecchie possibilmente in cemento!). Un giardino rigoglioso circondava la casa e nonostante fossero 20 mq con due fornelli appoggiati sul comodino, la vicina sorda, un geko incastrato nel vetro del microonde, e un’invasione di bruchetti di quelli stronzi che si arrotolano e sembrano lumachine ma strisciano come bruchi; insomma nonostante fosse poco più che una baracca, noi avevamo un’amaca in giardino e una bici, ed eravamo felici.
Bianca si era fatta degli amici, la ritrovavo a contemplare i paesaggi, a guardare il mare e mi chiedevo cosa potesse passare nella sua testa di bambina in quei momenti, possibile che quel paese incantato così travolgente avesse fatto breccia anche nel suo cuore?
Dal suo sorriso contagioso direi proprio di sì. Il corpo stava reagendo ai cambiamenti producendo melanina ed anticorpi per adattarsi a quel clima, la sua mente era curiosa e stimolata e vedevo giorno dopo giorno gli effetti che questi viaggi stavano producendo su di lei.
Aveva ancora molte paure, vivere nella giungla per una bambina nata a Trastevere non è una cosa così scontata. Le settordicimila specie di insetti che popolano il Costa Rica (in cui il 30% del territorio è dichiarato parco nazionale per preservarne l’incantevole flora e fauna) sarebbero in grado di impressionare anche Mr Crocodile Dundee. Cerco quindi di insegnarle che noi esseri umani siamo ospiti in un posto come quello e che come tali dobbiamo comportarci con garbo e sopportazione di fronte alla spaventosità di una cucaracha araña (che solo il nome fa accapponare la pelle).
Tutto questo però lo faccio madida di sudore
con una scopa in mano con cui cerco di togliere un ragno dall’aspetto agghiacciante aggrappato alla tenda della doccia, naturalmente senza emettere alcun suono per non spaventare Bianca che intanto si è barricata sul letto, terrorizzata dall’idea di pestare un bruchetto coi suoi delicati piedini.
Un esempio qualunque per dire che neanche noi siamo nate con la freddezza di Bear Grylls (alpinista irlandese conduttore di uno dei nostri programmi preferiti: Man vs Wild, che mangia scorpioni e dorme dentro pelli di pecora) e che ogni viaggio è una sfida contro le nostre paure ed i nostri limiti.
Non posso pensare di scappare o paralizzarmi di fronte ad un insetto sconosciuto di dimensioni abominevoli se di fianco a me ho una bambina, alta poco più dell’insetto stesso, che mi guarda come se io fossi una supereroina in grado di sconfiggere le forze del male; in confronto a questa fiducia incondizionata nei tuoi super poteri di mamma, cosa potrà mai essere un bacarozzo geneticamente modificato?
Jack Canfield, autore e motivatore Americano, scrive: Tutto ciò che vuoi è dall’altra parte della paura.
E mica ha detto una cavolata.
Torniamo a casa da questo viaggio piene di avventure da raccontare e ricordare, sane e risanate, con il cuore gonfio ed una complicità ancora più spiccata. Comincio ad avere la forte sensazione, dopo tanto girovagare, di aver trovato la mia compagna di viaggio ideale.
