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La prima volta non si scorda mai

La prima volta Bianca aveva 20 mesi; ma non essendo una forma di parmigiano, diremo un anno e mezzo, quasi due.

Quella fase in cui sono teneri ed indifesi, non si esprimono ancora, non capisci se piangono per dolore, disagio, fastidio e le quattro sillabe che mettono in fila sono comprensibili solo a te.

Il momento perfetto per portarla in mezzo alla giungla del Costa Rica insomma 😁.

Il paese che mi aveva rubato il cuore qualche anno prima convincendomi a lasciare tutti i miei beni come San Francesco per trasferirmi ed immergermi completamente nella natura rigogliosa e farmi trascinare (spesso anche letteralmente 😅) dalle maree.

Non era un viaggio programmato, una serie di eventi nella vita mi hanno portato a fare quel biglietto e a decidere di partire noi due all’avventura chiedendo la benedizione del papà che, nonostante riservasse paure e titubanze, ha da subito approvato la mia scelta effettivamente un po’ azzardata. Del resto, se nella vita hai viaggiato (viaggiato davvero intendo), sai che il regalo più grande che puoi fare ai tuoi figli è di portarli a vedere il mondo.

Così decido per il viaggio più economico sulla piazza che prevedeva tre scali (Milano, Londra, Miami), un passaggio per gli Stati Uniti che sono da sempre il paese più antipatico (per essere fine) in cui transitare, e diverse ore di bus al nostro arrivo a San José per raggiungere la meta finale, il mio amato pueblo: Puerto Viejo.

Perchè naturalmente non avevo mai viaggiato con un’infant e non avevo minimamente calcolato che l’asticella dello sbattimento (sbattimento che è compagno di viaggio da sempre di noi backpackers) si sarebbe alzata notevolmente, e magari prenotare una notte al nostro arrivo a San José non sarebbe stata una cattiva idea per recuperare le forze, farsi una doccia e spogliarsi degli abiti pesanti.

Ma da questa lezione ho imparato molto, ora quando cerco un biglietto studio la proporzione tra risparmio e sbattimento provando a ridurre il numero degli scali e delle ore di attesa negli aeroporti e prevedendo una notte al nostro arrivo (che prenoto sempre in anticipo) a qualunque ora atterri il nostro volo. Questo è il mio primo consiglio, concedetevi una doccia, un bagno decente e la possibilità di cambiarvi dopo un lungo viaggio perchè per quanto bravi, educati ed adattabili siano i bambini non puoi mai sapere se ti vomiteranno addosso la colazione servita dall’hostess giusto mezz’ora prima dell’atterraggio.

In questo primo viaggio ho commesso tutti gli errori del principiante, non ero preparata (non lo sono mai nella vita in genere 😅), non avevo previsto varie ed eventuali, così è successo che Bianca si è scottata (la pelle dei neonati è estremamente sensibile al sole dei Caraibi, nel caso qualcuno avesse dei dubbi a riguardo), niente di grave e con un paio di applicazione di Aloe puro il rossore si è ridotto e la sua fantastica Melanina ha cominciato a venire fuori e ad autoproteggerla. Nota bene: le piante di Aloe si trovano praticamente in tutti i paesi tropicali e sono il miglior rimedio in assoluto per le ustioni da sole, per irritazioni e dermatiti di ogni genere.

Il nostro non è stato un viaggio itinerante, avevo affittato una casetta in mezzo alla giungla (super confortevole, pure troppo per me😅https//www.casitasdeplayanegra.com) una bici per muovermi su e giù per la costa (questa abitudine ci ha accompagnato sempre, anche ora che Bianca pesa più di 20 Kg ) e tutto quello che facevo era trasmetterle il mio amore per la natura selvaggia, per le onde dell’oceano, per l’energia travolgente della giungla, per la cultura afro-caribeña e vedere come questo piccolo essere umano, nato nella capitale della civiltà occidentale (per così dire), reagisse a quel mondo sconosciuto.

 

Ha reagito meravigliosamente finchè non si è presa una non specificata infezione che un pediatra argentino che esercita in una grande casa nella giungla, ha diagnosticato poi come semplice otite cancellando tutte le mie ansie e paure con la prescrizione del santissimo Nurofen (che da quel giorno porto sempre con me nello zaino) invece dei rimedi da sciamano che mi sarei aspettata varcando la soglia. Nota bene: potrete pure trovarvi nella condizione di non avere una clinica o un ospedale vicino, ma troverete ovunque un medico disponibile ad assistervi, fondamentale sottoscrivere un’assicurazione sanitaria – la migliore per rapporto qualità/prezzi a mio parere è https://www.worldnomads.com/travel-insurance)

L’infezione con febbre alta ci ha fatto rimandare il volo di rientro di una settimana, che casualmente ha coinciso con un cambiamento climatico fantastico ripagandoci con giornate di sole meraviglioso dopo quattro settimane di pioggia battente quasi costante.

Insomma, per la celeberrima legge di Murphy, se qualcosa poteva andare storto durante questo viaggio, è andato sicuramente peggio, ma ormai il grande passo era stato fatto. E sapevo che non sarei più tornata indietro, come sapevo che da lì in poi sarebbe stato ogni volta più facile ed entusiasmante.