WHEN YOU GO THROUGH DEEP WATERS,
I WILL BE WITH YOU.
🐋
E allora è così che durante una delle nostre lente colazioni, parliamo al signore (che non capirò mai come si chiama davvero) della nostra seconda missione… (Ricordate le tre missioni sancite con la promessa prima di partire?)
…”Si possono vedere le balene in questa stagione?”
Ci risponde che c’è un amico che porta i turisti a vedere le balene e che lo avrebbe chiamato per dirgli se potevamo salire sulla barca del giorno dopo, in partenza all’alba dal porto di Mirissa. E che sì, se eravamo fortunate, avremmo forse potuto avvistare the Blue Whale, la grande balena azzurra.
Alle 5:30 del giorno dopo, un tuk tuk ci aspetta sotto casa.
Io sono verde per aver passato la notte sulla tazza dopo una cena a base di una zuppa misteriosa.
Bianca come sempre, è super eccitata, e in cinque minuti è incredibilmente vestita, lavata e pronta ad uscire (è ovvio che non avesse mangiato la zuppa😅).
Partiamo dal porto al sorgere del sole.
Ci sono solo giapponesi sulla barca; nonni, genitori e nipoti che si fotografano e postano foto sui social in modo quasi ossessivo, e una signora (sempre giapponese) che soffre di mal di mare, seduta proprio accanto a me.
Che solo a guardarla, mi sentivo mezzo male pure io.
🥴
Ci servono una colazione traballante a base di sandwich banane e tè, difficile da mangiare giù per me che sono ancora un po’ verde ma che Bianca ingurgita con gioia e con la sua risaputa lentezza serafica.
Dopo un’ora e mezza di navigazione ci fermiamo.
Sballottati un po’ dal gorgoglìo delle onde.
Tutti con lo sguardo fisso verso il mare.
“Sono qui intorno” ci dice il capitano (mi fa un po’ ridere chiamarlo così e se lo aveste visto, capireste 😄) che ci ha raccontato TUTTO quello che sa sulle balene durante la lenta navigazione, mentre cercavo di non guardare la signora che mi vomitava di fianco.
😟
La abbiamo intravista un paio di volte (la balena! proprio la balena intendo!) urlando come delle fan un po’ cretine al concerto di una boyband.
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Poi finalmente sono riuscita ad afferrare il telefono e riprendere la sua schiena mentre le mani di pastafrolla mi tremavano per l’emozione.
E niente. È stata la cosa più bella.
Del mondo.
Dell’intero universo.
E scoppiettanti di entusiasmo ci facciamo l’occhiolino – cioè lei lo fa a me perché io non lo so fare in realtà.
“Mamma abbiamo compiuto la nostra seconda missione”
✔️
E ci diamo il cinque fissandoci incredule.
E io rido e mi sento un po’ una fata-realizza-desideri, un po’ una supereroina, che è quella sensazione magica che ti fanno provare i bambini quando ti guardano con quegli occhi lì.
E lei mi guarda spesso con quegli occhi lì.
E allora io voglio compiere altre millemila missioni con te.
E realizzare altri centomila desideri se prometti di guardarmi sempre con quegli occhi lì.
Che poi anche se non lo farai più, io li realizzerei lo stesso i tuoi centomila desideri.
Sono le undici, o forse mezzogiorno… non so. Il tempo in mezzo al mare è sempre dilatato.
Io non sono più verde, la signora vicino a me non vomita più e il ritorno al porto ci sembra passare in un battito di ciglia.
REPORT THIS AD
Come quando stai facendo qualcosa di bello.
Scendiamo dalla barca salutando tutti – pure i giapponesi strani e la signora col mal di mare, i marinai e il nostro amico Capitano – traballanti di mal di terra e di felicità. 🐋
Della Balena azzurra e di altri desideri
WHEN YOU GO THROUGH DEEP WATERS,
I WILL BE WITH YOU.
🐋
E allora è così che durante una delle nostre lente colazioni, parliamo al signore (che non capirò mai come si chiama davvero) della nostra seconda missione… (Ricordate le tre missioni sancite con la promessa prima di partire?)
…”Si possono vedere le balene in questa stagione?”
Ci risponde che c’è un amico che porta i turisti a vedere le balene e che lo avrebbe chiamato per dirgli se potevamo salire sulla barca del giorno dopo, in partenza all’alba dal porto di Mirissa. E che sì, se eravamo fortunate, avremmo forse potuto avvistare the Blue Whale, la grande balena azzurra.
Alle 5:30 del giorno dopo, un tuk tuk ci aspetta sotto casa.
Io sono verde per aver passato la notte sulla tazza dopo una cena a base di una zuppa misteriosa.
Bianca come sempre, è super eccitata, e in cinque minuti è incredibilmente vestita, lavata e pronta ad uscire (è ovvio che non avesse mangiato la zuppa).
Partiamo dal porto al sorgere del sole.
Ci sono solo giapponesi sulla barca; nonni, genitori e nipoti che si fotografano e postano foto sui social in modo quasi ossessivo, e una signora (sempre giapponese) che soffre di mal di mare, seduta proprio accanto a me.
Che solo a guardarla, mi sentivo male pure io.
Ci servono una colazione traballante a base di sandwich banane e tè, difficile da mangiare giù per me che sono ancora un po’ verde ma che Bianca ingurgita con gioia e con la sua risaputa lentezza serafica.
Dopo un’ora e mezza di navigazione ci fermiamo.
Sballottati un po’ dal dondolío delle onde.
Tutti con lo sguardo fisso verso il mare.
“Sono qui intorno” ci dice il capitano (mi fa un po’ ridere chiamarlo così e se lo aveste visto, capireste) che ci ha raccontato TUTTO quello che sa sulle balene durante la lenta navigazione, mentre cercavo di non guardare la signora che mi vomitava di fianco.
La abbiamo intravista un paio di volte (la balena! proprio la balena intendo!) urlando come delle fan un po’ cretine al concerto di una boyband.
Poi finalmente sono riuscita ad afferrare il telefono e riprendere la sua schiena mentre le mani di pastafrolla mi tremavano per l’emozione.
E niente. È stata la cosa più bella.
Del mondo.
Dell’intero universo.
E scoppiettanti di entusiasmo ci facciamo l’occhiolino – cioè lei lo fa a me perché io non lo so fare in realtà.
“Mamma abbiamo compiuto la nostra seconda missione”
E ci diamo il cinque fissandoci incredule.
E io rido e mi sento un po’ una fata-realizza-desideri, un po’ una supereroina, che è quella sensazione magica che ti fanno provare i bambini quando ti guardano con quegli occhi lì.
E lei mi guarda spesso con quegli occhi lì.
E allora io voglio compiere altre millemila missioni con te.
E realizzare altri centomila desideri se prometti di guardarmi sempre con quegli occhi lì.
Che poi anche se non lo farai più, io li realizzerei lo stesso i tuoi centomila desideri.
Sono le undici, o forse mezzogiorno… non so. Il tempo in mezzo al mare è sempre dilatato.
Io non sono più verde, la signora vicino a me non vomita più e il ritorno al porto ci sembra passare in un battito di ciglia.
Come quando stai facendo qualcosa di bello.
Scendiamo dalla barca salutando tutti – pure i giapponesi strani e la signora col mal di mare, i marinai e il nostro amico Capitano – traballanti di mal di terra e di felicità. 🐋
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