Una cosa non ho mai capito di Ibiza. Perché quando mi chiedevano con chi stessi partendo, alla risposta: con Bianca! tutti scoppiassero a ridere o sogghignassero come a dire “ma sei seria?”
Mai stata così’ seria. Non ero ancora stata su quest’isola incantata di cui tutti mi avevano parlato, e non avrei voluto andarci con nessun altro se non con lei. La mia compagna di viaggio.
E’ fine settembre e pensavo (erroneamente) che non avrei trovato il traffico di turisti, fattoni, discotecari o grappoli di ragazzi alla ricerca della trasgressione tipica dell’isola; ma per essere sicura di non imbatterci nella confusione e nel sovraffollamento (che entrambe evitiamo accuratamente nei nostri viaggi), ho scelto di pernottare a Sant’Eularia des Riu, a nord dell’isola.
Prezzi alti, camere doppie o monolocali super costosi…non mi do per vinta finché non riesco a scovare su Booking un affittacamere molto spartano ma con ottime recensioni (https://www.booking.com/hotel/es/hostal-mayol.it.html) – il pernotto è di 70€ a notte, una cifra spropositata per il tipo di sistemazione (che tra l’altro non include la colazione) ma del resto Ibiza non è Bacalar, e gli alloggi a settembre sono molto cari.
Memore del nostro stupendo viaggio in Sicilia prenoto un’auto a noleggio e decreto una playlist che accompagni le nostre esplorazione e le ottomila volte che sbaglierò strada.
S’intitola “Pasta al Pesto” e no, non ci sono Steve Aoki e David Morales (famosi deejays), ma Calcutta, i 99 Posse, Clementino, Frah Quintale e i Meganoidi – la nostra colonna sonora ideale per viaggiare e cantare a squarciagola.
(Educare i bambini alla musica significa non per forza tramandare gusti musicali raffinati e ricercati ma, quanto meno, educarli ad ascoltare quello che davvero gli piace e non brani a caso che passano per radio – Credo sia importante insegnare loro a SCEGLIERE, anche quando si tratta di musica)
Coooomunque, sono andata come sempre fuori tema e non voglio divagare, perché il nostro arrivo al Hostal Mayol merita una menzione.
Ritirata la macchina all’aeroporto di Ibiza, collego il mio telefono, faccio partire la musica e, cantando con i finestrini abbassati da vere cafoncelle, ci dirigiamo verso Sant’Eularia senza sbagliare strada neanche una volta.
L’Ostello si trova in centro – zona pedonale – quindi parcheggio la nostra Supercar, prendo lo zaino, la mano di Bianca e partiamo alla ricerca; nessuno tra passanti, commercianti o vigili urbani conosce la strada o il nome dell’hostal..
Iniziamo bene.
Dopo quasi un’ora troviamo la via, entro in una caffetteria mooolto vintage con due signori anziani intenti a spillare birra a un signore ancora più anziano di loro.
Chiedo se conoscono l’Hostal Mayol.
Mi rispondono per niente sorridenti: E’ questo.
– E niente, farebbe già ridere così.
Guardo Bianca cercando di trattenere le risate e le dico: lo abbiamo trovato, è qui!
Mamma ma è un bar.
Il “bar-caffetteria-ostello” è un posto che sembra essersi fermato negli anni 70. L’arredamento datato, la coppia anziana che lo gestisce, i bicchieri di vino o Fernet con le noccioline, i vecchietti seduti a leggere il giornale….tutto sembra essere uscito fuori da un vecchio film sicuramente molto lontano dagli immaginari ibizenchi.
Finalmente ci accompagnano in stanza, lasciano le chiavi, gli asciugamani, chiudono la porta e noi sbottiamo giù a ridere fino alle lacrime.
“Oddio sembra la stanza del prete!”
“Mamma ma che letti sono?!”
“Non ce la faccio, mi sento male dal ridere”
“Fammi provare il letto”
A parte l’arredamento da sagrestia, la camera è spaziosa, pulita e ha un balcone vista mare. Ripeto: BALCONE VISTA MARE. Siamo felicissime della nostra nuova sistemazione, e se ancora oggi chiedi a Bianca dove ha dormito a Ibiza, ti risponde entusiasta: Nella stanza del prete!
Mangiamo un panino, ci cambiamo e torniamo a recuperare la macchina, direzione Cala LLenya. Un misto di suggerimenti da chi mi conosce bene + studio approfondito della guida mi ha fatto scegliere alcune tra le innumerevoli spiagge ed insenature dell’isola che non mi sarei voluta perdere, imprevisti permettendo, nei pochi giorni che avevamo a disposizione.
Una di queste è Cala LLenya, una spiaggia tranquilla del versante nord-orientale, incastonata tra rocce rosse e colline ricoperte di pini. Per fortuna c’è poca gente, il mare è calmo e caldo e Bianca si butta in acqua ancora prima che io abbia appoggiato lo zaino.
Stiamo qui fino all’ora del tramonto e, come spesso accade quando siamo in giro, una coppia un po’ hippie si avvicina sorridendo per dirmi che Bianca è fantastica e che siamo molto belle insieme e il mio cuore ancora una volta sorride.
Ho fatto la scelta giusta. Venire qui con la mia compagna di viaggio in versione miniatura è stata un’ idea meravigliosa.
Torniamo nella stanza del prete tardi, è già buio, dobbiamo farci la doccia e uscire a cena ma Bianca tentenna all’idea di uscire, è molto stanca e avrebbe solo voglia di dormire. Cerco di invogliarla, in primis perché sono davvero affamata e secondo poi perché sono le 8 e mezza e va bene che sono in sagrestia ma non vorrei passare la serata a dire il rosario guardando il soffitto. Per fortuna avevo portato la nostra fantastica palla rimbalzina, così riesco a convincerla ad uscire promettendole partite infinite tra le stradine pedonali del centro.
Giochiamo su e giù per Plaza España, poi scegliamo un ristorantino sul lungomare dove mangiare qualcosa… sono un po’ lenti e a metà piatto Bianca non resiste più e si addormenta sulle mie gambe. Scherzo un po’ con il cameriere divertito dalla scena, pago il conto e mi carico Bianca sulle spalle, convinta che – probabilmente – sono l’unica al mondo ad essere andata a dormire a Ibiza prima delle 10.
La mattina dopo ci svegliamo inevitabilmente molto presto, alle otto siamo già in giro alla ricerca di caffè nero io e latte schiumato lei; ci sediamo in una pasticceria, è venerdì e ci sono mamme che accompagnano i bambini a scuola, chi si ferma per un caffè prima di entrare al lavoro e le signore che fanno la spesa, nessuna traccia della trasgressione perennemente presente nell’immaginario collettivo.
Mangiamo senza ritegno, come sempre accadde a colazione, prendiamo qualcosa da portare al mare insieme alla frutta e ci mettiamo in auto dirette a Cala Bassa, a una decina di km da Sant Antoni, nell’altro versante dell’isola.
Guidiamo attraverso l’entroterra ricco di ulivi, limoni, fichi, buganvillee, rapite dai colori di quello splendido paesaggio mediterraneo e dai profumi intensi emanati dai grandi cespugli di erbe aromatiche di cui è ricoperta l’intera isola. La nostra macchina a noleggio ha il tettuccio apribile (in parte) e la sensazione di libertà che ci dà attraversare quel paesaggio con il vento che ci scompiglia e le nostre voci stonate che cantano a perdifiato – è qualcosa davvero difficile da tradurre a parole.
All’ora di pranzo, Cala Bassa – tranquilla e silenziosa fino a quel momento -comincia ad affollarsi, così’ ci incamminiamo per recuperare la macchina ed avvicinarci a Es Vedrà, dove siamo intenzionate a goderci il tramonto. Passiamo il pomeriggio in una spiaggia che non consiglierei (Cala Tarida) spostandoci da un capo all’altro alla ricerca di un po’ di pace, ma è venerdì, e i chiringuitos (che di chiringuito hanno solo il nome) cominciano a sparare un po’ di musica house e lo spirito ovviamente si scalda, insieme ai cocktail che, sotto il sole delle quattro, hanno il potere di trasfigurarti. Ci buttiamo quindi in acqua a giocare a frisbee fino a che non decidiamo che è ora di inerpicarci sul Mirador de l’Illa d’Es Vedra.
Che energia incredibile! Bianca è convinta che l’isola rocciosa di Es Vedrà sia una grande calamita (forse ha travisato qualche mio discorso sull’energia magnetica😅) e si incanta a pensare al motivo per cui le barche non siano attratte dalla calamita quando si avvicinano a Es Vedrà. Mi piace talmente tanto quell’immagine che decido di non contraddirla, e quando il sole scompare dietro le nuvole basse stabiliamo di tornare verso Sant’Eularia prima che la calamita gigante ci attragga verso di sè facendoci spiaccicare sulle rocce (…ha delle visioni un po’ colorite, lo so..😂).
Non vorrei abusare del suo spirito di adattamento quindi ordiniamo qualcosa da mangiare e lo portiamo in stanza; il nostro balcone vista mare parziale è il posto più bello in cui potessimo mangiare stasera. Non abbiamo bisogno di nient’altro. Io, lei e tanto cibo da mangiare con le mani. Una doccia veloce dopo cena e alle 10 siamo a letto come la migliore tradizione ibizenca insegna 😁
La mattina ci svegliamo sotto a un nubifragio che penso non capitasse a Ibiza dall’era mesozoica; non ci facciamo prendere dallo scoramento, compriamo un ombrello sbilenco e passeggiamo su e giù per Sant’Eularia bagnandoci fino alle ginocchia. Nel nostro vagabondare ci imbattiamo in un bellissimo negozio pieno di quelle cose che piacciono tanto a noi: raffigurazioni del Buddha, pietre, libri, incensi, stampe e ciotole tibetane. Nonostante l’ansia del proprietario che probabilmente non ha mai visto entrare un bambino nel suo negozio e ignora che al mondo possano esistere bambini educati, ecco, nonostante la sua ansia mi sono guardata uno ad uno i libri per bambini decisa a fare un regalo a Bianca scovando così una perla da aggiungere alla sua collezione: “Buenas Noches Yoga” un bellissimo libro illustrato che spiega nel dolce linguaggio dei bambini e con semplici rime, alcune posizioni dello yoga da eseguire prima di dormire. La mia passione per lo yoga cresce di giorno in giorno e Bianca – come sempre quando qualcosa mi appassiona – è curiosa e vuole sapere, provare, condividere.
Quando alla fine pago il libro e usciamo dal negozio per la gioia del simpaticissimo proprietario, ha smesso di piovere e finalmente possiamo andare ad infangarci al mercatino hippie di Sant Carles, uno dei più belli dell’isola.
Passiamo un paio d’ore a perderci tra le bancarelle, a parlare con le persone e a provare occhiali da sole assurdi finché il sole riesce finalmente a farsi spazio tra le nuvole concedendoci un pomeriggio in una spiaggia selvaggia dove possiamo spogliarci (letteralmente) e riconnetterci con la Natura, il nostro ambiente preferito.
Siccome i nostri viaggi sono sempre un po’ “fantasiosi”, non torniamo subito a Roma ma facciamo scalo a Palma di Mallorca per una giornata che passiamo pedalando per il centro storico di Palma (*avevo trovato un posto magnifico – Call&Ride Carrer de Can Puigdorfila, 5, 07001 Palma – dove potevi noleggiare la bici e depositare i bagagli per pochi euro), mangiando tapas, gelati giganti, poi altre tapas, e poi su per le salite con i quadricipiti (i miei) in fiamme e giù per le discese in cui mollo i pedali e urliamo felici con il vento in faccia.
Torniamo a casa la sera tardissimo, Bianca va a scuola il giorno dopo e io sento una vocina che mi dice “certo Benny…. forse dovresti essere un po’ più responsabile”.
Poi metto Bianca a dormire, ci stringiamo forte contentissime per questa nuova avventura da aggiungere alla nostra lista, metto a tacere la vocina nel mio cervello e crollo a letto stravolta, ringraziando mentalmente me stessa per essere riuscita a trasmettere a mia figlia la mia grande passione e ringraziando lei, la mia piccola compagna di viaggio, per essere esattamente così come è.
