…bisogna imparare a vivere il tempo alla maniera siciliana.
Scrive così Francine Prose nell’avvincente racconto di un viaggio attraverso la terra, la storia e il presente della Sicilia (“Odissea Siciliana” – F. Prose)

Me la sono sognata per anni, La Sicilia, chissà poi perché non ci sono mai stata. Forse stavo solo aspettando di andarci insieme a lei.

Era un po’ di tempo che, per lavoro, mi ero messa a studiarne la geografia, la storia e gli itinerari più interessanti; ma non sono mai riuscita a suggerire una meta se prima non l’ho visitata di persona per coglierne l’essenza.

E’ autunno, finalmente ho qualche giorno libero, non ci penso troppo su e prenoto un volo Ryan air per Catania – è incredibile quanto possano essere economici i voli Ryan Air fuori stagione, se vai a Sabaudia, affitti l’ombrellone, paghi il parcheggio e prendi un panino allo stabilimento ,spendi sicuramente di più – La mia idea era di girare un po’ il versante orientale dell’isola nonostante i pochi giorni a disposizione; prenoto così
un B&B in pieno centro a Siracusa (una piccola perla nel cuore di Ortigia -> http://www.bbdiana.it/) e un auto a noleggio ( https://m.sbc.it/) abbiamo fatto qualche fuga dalla città ultimamente e ho scoperto che ci piace tantissimo viaggiare in macchina, guardando i paesaggi scorrere velocemente e cantando le nostre canzoni preferite a squarciagola.
A Novembre, quando partiamo, il tempo a Roma è uggioso, di quelle giornate in cui è meglio non guardare fuori dalla finestra per non farsi contagiare dal tempo grigio e malinconico. Atterriamo a Catania con un sorriso stampato sulla faccia: fa caldo qui, il cielo è di un azzurro intenso e il sole è proprio lì per scrollarci di dosso un po’ di grigiore autunnale. Recuperiamo la macchina con seggiolino incorporato e partiamo alla volta di Siracusa.

Il centro storico di Ortigia è interamente pedonale, una caratteristica che ne preserva il fascino, mantenendolo immutato nel tempo. Il nostro B&B si trova al secondo piano di un edificio storico, quando sali le scale hai un po’ la sensazione di essere appena tornata dal mercato con le buste piene di pomodori, melanzane e pesce appena pescato dal marito della signora del secondo banco, quello all’ingresso del mercato, “picchì chidda havi u pisci friscu”.

Come sempre, lanciamo lo zaino sul letto e siamo pronte a uscire di nuovo. Per tutto il pomeriggio inseguiamo la gente nei vicoli, fermandoci di tanto in tanto ad ammirare uno scorcio insolito e pittoresco, a parlare con i proprietari sorridenti di qualche negozietto di artigianato locale o ancora, ad immortalare un panorama che sembra uscito dai libri di Camilleri. Stiamo in giro fino a sera, poi stanche e felici ci sediamo in uno dei tanti ristorantini sulle stradine di Ortigia, ci perdiamo nei sapori di un filetto di tonno e una caponatina che penso ricorderemo per tutta la vita.


Il giorno dopo ci svegliamo prestissimo, le signore gentili del B&B ci servono la colazione in camera con dolci appena sfornati cosa che fa impazzire Bianca: Mamma che bello, anche a casa vorrei che ci servissero la colazione in camera!

Qualcuno mi aveva parlato della riserva Vendicari, controllo sulla mia inseparabile Lonely Planet e decido di avventurarmi anche se non ho mica capito come arrivarci.
Ma questo è il bello del viaggio, partire per il gusto di andare.
Girovaghiamo seguendo il navigatore e dopo un’intera playlist cantata a squarciagola (avrò sbagliato strada 70 volte), troviamo una via sterrata che conduce ad un parcheggio semi-deserto. C’è una sbarra e un sentiero da percorrere a piedi. Non so se siamo nel posto giusto ma vale la pena andare a vedere dove porta il sentiero.

Devo aver contagiato Bianca con il mio entusiasmo per le esplorazioni perché scavalca la sbarra e si fionda sul sentiero spinta dalla curiosità di vedere dove ci avrebbe condotte. Boom, davanti a noi una spiaggia mozzafiato e soprattutto deserta!

Ci inerpichiamo sulle rocce e troviamo una piccola caletta dove sistemarci e godere di quell’incredibile sole di Novembre. L’improvvisazione regna sovrana nelle nostre avventure..è ora di pranzo e siamo affamate ma intorno a noi solo natura selvaggia (mmm una storia che si ripete 🤔), così raccogliamo le nostre cose ci incamminiamo verso la macchina e decidiamo di andare a Noto a pranzare. (“decidiamo” perché quando siamo in viaggio scegliamo insieme le tappe del nostro peregrinare, Bianca è talmente preparata sulla destinazione che potrebbe redigere una guida😅).

Inutile decantare le bellezze di Noto, che visitiamo nel primo pomeriggio, quando per strada non passeggia quasi nessuno; perché qui al sud questa è l’ora del riposo, i negozi sono chiusi e le signore del paese sono appollaiate dietro le persiane, in penombra, guardando fuori la stessa strada da quarant’anni e pensando a chissà quale tra i loro mille ricordi – che belle che sono, così immobili alle loro finestre mentre tutto intorno il mondo si trasforma. Chissà se anche noi guarderemo fuori dalle nostre finestre così, alla loro età, o saremo ancora farci i selfie allo specchio –


Torniamo a Siracusa per una doccia veloce e usciamo a cenare, volevo provare quel posto lì vicino al mercato, dove la mattina un signore ci aveva salutato allegramente mentre sistemava i tavolini (http://www.divinomare.it/). Mangiamo magnificamente, Bianca fa amicizia con una vicina di tavolo e io rimango a chiacchierare con i genitori degustando un bicchiere di vino locale e celebrando le bellezze della zona.


La mattina dell’ultimo giorno scappiamo di nuovo alla ricerca di un po’ di mare (è un richiamo! non possiamo farne a meno!), sbaglio strada altre 70 volte per poi ritrovarmi a Fontane Bianche, una località a pochi km da Siracusa dove il mare, incredibilmente trasparente, bagna una spiaggia lunga un km circa di sabbia finissima e bianchissima.
In questo breve viaggio (come in tutti gli altri) Bianca ha coniato un sacco di neologismi ; a volte solo per la difficoltà di pronunciare una parola, la maggior parte delle volte per dar nome a qualcosa per lei sconosciuto. E’ qui che ha inventato il termine spinocastagne per indicare quelle piccole cose appuntite che si incontrano di solito in campagna, che se le pesti fanno malissimo e se si incastrano nel pareo non le togli mai più. Beh, non so se quelle cose hanno un nome, ma per noi sono e saranno sempre, spinocastagne.

Ci rimettiamo in cammino dopo qualche ora verso la Riviera dei Ciclopi, volevamo vedere l’Etna, anche solo di passaggio, lo avevamo immaginato così tante volte nelle nostre chiacchiere serali, che eravamo curiose di vedere l’effetto che ci avrebbe fatto la vista di quel poderoso vulcano.
Restiamo a bocca aperta quando ci compare in lontananza mentre guido verso Acireale; va a finire sempre così, la realtà supera di gran lunga la nostra immaginazione.
Girovagando tra Acireale e Acitrezza ci imbattiamo in un banchetto ricoperto di melograni. Fermo la macchina; sono padre e figlia, spremono melograni per pochi spicci, la ragazza me ne decanta le innumerevoli proprietà con un sorriso a 32 denti.

Penso che siano davvero belli quei due, chiacchieriamo un po’ con la ragazza (non resisto…la loro immagine, dietro quel banco di melograni, desta troppa curiosità), beviamo la nostra spremuta e li salutiamo dirette a Catania.

Il nostro volo parte la sera, facciamo un giro per il centro di Catania – bellissimo – addentando l’ennesimo arancino. E, come succede sempre, perdiamo un po’ la cognizione del tempo e la corsa in aeroporto diventa un’affannosa galoppata in cui mi maledico per essere sempre con la testa troppo in aria e i piedi poco per terra.
Lasciamo la macchina al parcheggio e, non contenta, mi fermo a comprare un vassoio di cannoli da riportare a casa, mentre dal gate l’hostess chiama i nostri nomi a gran voce per chiudere l’imbarco.
Sono stati pochi giorni, intensi e vissuti pienamente, proprio come piace a noi.
Saliamo sul nostro aereo tutte intere, Bianca si sistema vicino al finestrino, io di fianco con miei cannoli sulle ginocchia, chiudo gli occhi e penso….la caponatina, la granita al caffè, le strade che profumano di pasta di mandorla, la luce – di quella bella che c’è solo al Sud – gli sguardi generosi e fieri degli uomini di mare, uomini scuri cotti dal sole, l’elogio della lentezza, le donne dietro le finestre……..eccola qui, l’essenza della Sicilia.

Ora possiamo tornare a casa.
