Papi amore mio, come mi manchi oggi!
Sono reduce da una notte insonne in cui ho cercato risposte ai problemi del mondo dentro le pagine di un libro.
Mi ricordo che da bambina quando mi svegliavo di notte, entravo piano nella vostra camera in fondo al corridoio, e mi infilavo dal lato della mamma, che mi faceva un po’ di posto stringendosi verso di te. Non credo sia successo molte volte e chissà da dove viene questo ricordo rimasto incastrato nella mia così labile memoria..ma il bisogno di un abbraccio che accolga l’inquietudine notturna non credo mi lascerà mai.
Chissà se è ereditaria l’insonnia.
Non si è mai dormito molto a casa nostra… l’odore del caffè riempiva le stanze già dalle prime luci del mattino.
Ci sono cose che si ripetono perpetue nelle storie familiari… è un tratto di cui spesso ci si vuole liberare ma che in alcuni casi va preziosamente custodito.
I libri sul comodino, in camera vostra, c’erano sempre. Così come nella mia.
Il suono della moka come preghiera crepuscolare, come il canto del muezzin.
La passione sregolata per il profumo alla rosa, le cartine d’eritrea e per i fiori.
La musica. Avevamo sul mobile del salone, uno stereo giapponese all’ avanguardia e tanti dischi che poi sono diventate musicassette e poi ancora cd.
E adesso magari io e te Papi, avremmo un solo account Spotify su cui ascoltare a vicenda la nostra musica preferita.
Ti piacerebbe Einaudi. E le mie playlist di musica classica. Magari le ascolteresti andando in bicicletta con due modernissime cuffie bluetooth.
Ma voi anime leggere, come state? Quale cielo state attraversando?
E come appare il mondo da lì?
Così triste e stravolto come da qui?
In questo momento Papi, sto avendo a che fare con tante persone. Persone che stanno facendo i conti con un solo macro problema: la malattia. E mi sto rendendo conto di quanto tutto il resto sia totalmente superfluo ai loro occhi, come uno sfondo sfocato dietro un primo piano nitidissimo.
Tutti noi ci arrovelliamo e disperiamo e disuniamo dietro a tanti, tantissimi, micro problemi, che il più delle volte sono risolvibili o sono solo nella nostra mente. Che ingenui siamo. Quanto tempo ed energie disperse.
E sai cosa c’è sempre in primo piano insieme al macro problema?
Ci sono le persone.
Le persone vicine alle persone.
E capisco che le relazioni ancora una volta sono quelle che nella vita ti salvano. La solitudine è una cattiva compagnia quando la terra comincia a tremare sotto i tuoi piedi. Ma è nella vita che costruisci le relazioni che ti accompagnano fino in fondo, è adesso, oggi.
È l’amore che dai alle persone che ti sono vicino, l’ascolto, il tempo, lo spazio, che poi un giorno tornerà. Perché l’amore è sempre una geometria circolare.
Sai, mi sento dire molto spesso ultimamente quanto sono stanca. E sai cosa fanno gli indiani quando sono stanchi? Dormono. Ovunque si trovino.
Probabilmente perché è implicito nella loro concezione di vita che dirlo ad alta voce non cambi lo stato delle cose. E allora perché noi occidentali maestri del lamento lo dobbiamo fare sapere a tutti? Perché se gli altri non lo sanno, allora forse il tuo essere stanco non viene riconosciuto.
Se sapessi quante volte mi sono sentita chiedere, da loro, dai pazienti, “Come stai?”
E deglutire prima di rispondere.
Perché improvvisamente i miei mille microproblemi svaniscono. E mi sento sciocca. Illusa. Sotto un enorme velo di Maya.
Come vuoi che stia se non bene, benissimo, dentro a questo corpo sano. Un corpo che può farmi progettare un futuro e preoccuparmi di cose futili.
Forse sto imparando. Forse mi lamenterò ancora. Forse mi perderò ancora dietro mille questioni di poco conto. Forse sto davvero imparando a guardare gli altri e non la mia opinione su di loro.
Forse.
Intanto ciò che faccio mi salva dalla disumanità che c’è nel mondo. Alla fine ero stanca anche prima, in ufficio, in aeroporto; una mamma sola è stanca per partito preso. E poi la vita, quella che facciamo quaggiù, è l’elogio della stanchezza.
Comunque non è questo il tema.
Volevo dirti se sei lì con la mamma, che mi dispiace per com’ero nervosa, sfuggente, pietrificata dalla paura, quando lei aveva bisogno di me. Sto provando a farci pace.
E sto provando a dare un senso al tempo, prezioso, preziosissimo, che mi è concesso quaggiù.
Oggi è il suo compleanno e Bologna era raggiante, illuminata da un cielo fulgido… eravate in ogni albero in fiore che mi sono fermata a guardare.
“Primavera stagione splendida” come dice una poesia della Cavalli “che arrivi come sempre, a spargere il sospetto del paradiso”.
Ciao Papi, grazie per ascoltare sempre i miei flussi di coscienza, la vita mi sorride non preoccuparti per me.
Ci vediamo nei sogni, ti aspetto ogni notte.
Con infinito amore.
Tata
