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oznor

L’isola della gioia

“Bianca non allontanarti, ci sono le onde!!”
Mi sento urlare dalla riva.
Non avrei mai detto di diventare la mamma che strilla dal bagnasciuga.
Pensavo forse che sarei rimasta sempre la bambina spericolata tra le onde.

Bianca risponde un “siiii Mammaaaa” non troppo convinto. Proprio come facevo io. Noncurante del pericolo.

Fra poco ci viene a prendere il nostro amico Pili.

Ieri sera al ristorante gli abbiamo parlato della nostra terza e ultima missione e ci ha promesso una gita speciale per riuscire a realizzarla.

Non riuscendo più a sentire i miei stessi strilli ripetitivi, mi tuffo insieme a lei e dopo un bagno rigenerante tra le onde liscie, usciamo dall’acqua esaltate dall’avventura che ci aspetta.

Non ho capito esattamente dove ci porterà Pili e quando saliamo sulla sella dello scooter, siamo impazienti di scoprirlo.
Bianca è in piedi davanti, Pili in mezzo e io dietro.
Formazione tipica da queste parti.
I tuk tuk ci sfrecciano vicino e noi salutiamo tutti con un sorriso a mille denti stampato sulla faccia.

Usciamo dal centro di Mirissa e dopo qualche minuto ci addentriamo in una strada sterrata.

Arriviamo a una casetta in riva al mare, ci sono appesi giubbotti salvagenti, bombole e maschere.
Un bambino corre scalzo e un paio di ragazze salutano Pili ridendo. Ci presentiamo, ci offrono qualcosa da bere e un paio di banane. Poi Pili ci dice di provare le maschere e ci chiede se siamo pronte.

“Pronte?” Dico. “Mai state così pronte Pili”

Ci incamminiamo per una cinquantina di metri (o forse 100…chissà?! Non ho mai avuto il senso della misura) sulla barriera corallina che caratterizza quel tratto di spiaggia.
Poi indossiamo le maschere, Bianca mette il salvagente e ci tuffiamo.

Proprio lì dove ci indica Pili.

“Vado a nuotare più in là, se ne vedo qualcuna vi chiamo”
Ci dice Pili prima di immergersi. Lui che in questo mare nuota da quando era bambino e ne conosce ogni goccia. Ogni tratto di fondale.

Poi vedo che gesticola, a qualche metro da noi. “Andiamo amore, mi sa che ne ha trovata una”

Da quel momento in poi i ricordi mi si accavallano alle emozioni, il cuore mi esplode in petto insieme ai litri di acqua salata che bevo mentre mi immergo.
Non sono mai stata una campionessa della respirazione col tubo. Ma quando poi sono sovraeccitata divento veramente ridicola.

Bevo, rido, mi immergo, bevo di nuovo. Allora tossisco e rido più forte.

Bianca sembra nata con la maschera e il boccaglio, non sente la fatica e solo raramente alza la testa.
Un po’ per vedere se sono ancora viva, un po’ per ridere con me sbalordita anche lei per quello che stiamo vivendo.

Siamo state in acqua un’ora e mezza, forse due, in quella dimensione onirica che si crea sotto la superficie del mare, a nuotare in mezzo a tartarughe marine giganti.

Ad un certo punto ci siamo dovute arrendere alla stanchezza e uscire dall’acqua.
Abbiamo abbracciato e ringraziato Pili fino allo sfinimento.
Poi ci siamo lavate col tubo nella casetta in riva al mare e dopo una buona mezz’ora la nostra faccia era ancora questa qui che ho immortalato nella foto.

È l’effetto che fa l’isola della gioia.

Missione tartarughe compiuta, amore 🐢.

Ora possiamo salutare l’Isola della gioia, che con tutto il suo splendore e la sua immensa gentilezza ci ha accompagnato in quello che per noi sarà sempre il viaggio più bello.

Fino al prossimo.
……. 😉