Il caffè trabocca dalla moka come tutte le mattine.
Alzo la serranda per guardare il cielo che si colora con le sfumature di un’altra alba.
Quello di spiare l’arrivo della luce in giardino è un rito che faccio ogni giorno da quando vivo qui; come quello di rovesciare il caffè.

Prima di svegliarla mi intrufolo nella sua camera, la bacio e le rimbocco le coperte. Come a volerle regalare qualche istante in più di questa notte in cui la luna era piena e ci spiava da dietro gli alberi.
Torno in cucina, raccolgo il caffè rovesciato con i gesti indifferenti di chi convive con la goffaggine di mani veloci e distratte. E il ricordo è lì, vivido come la macchie di caffè sulla mia maglietta bianca.

< Il corridoio buio, le camere con le porte bianche, le tapparelle verdi alla finestra con quel cigolìo così familiare da non riuscire a toglierselo dalla testa.
Il profumo……
(Lo stesso che vorrei sentire oggi).
Di calore, caffè, pavimenti di legno, baffi di latte, dentifricio spremuto sul lavandino e letti disfatti. Del suo dopobarba, delle lenzuola di cotone e delle cartine aromatiche d’Eritrea che mia madre bruciava in ogni angolo.
Lui entra furtivamente in camera e mi rimbocca le coperte riempiendomi di baci ruvidi di barba non fatta; apre poco la tapparella – che cigola come ogni mattina – e mi sussurra che è ora di alzarsi, con la delicatezza di chi rincorre le bolle di sapone senza volerle scoppiare, ma solo guardarle volare >
Dev’essere vero allora che chi se ne va con il corpo continua a vivere dentro i nostri gesti – penso, mentre affogo cereali e ricordi in una ciotola di yogurt bianco. Dolce e acido insieme, come i miei pensieri stamattina.
“Amore adesso è davvero ora di svegliarsi.”
E’ ranicchiata sotto le coperte e fa finta di dormire.
Le confondo il risveglio con i miei baci umidi, che non saranno mai troppi – mai abbastanza – e me la carico sulle spalle stringendo il suo corpo caldo alla mia schiena.

La nostra colazione è un tempo lento e sospeso, come un’altalena, in cui ci piace dondolare fino all’istante stesso in cui alzo lo sguardo verso l’orologio e salto giù nel mondo reale tenendola per mano, rincorrendo le lancette insieme al Bianconiglio, che è così preoccupato dal tempo che scorre da non rendersi conto che vive nel Paese delle Meraviglie.
Ma oggi ci fermiamo ancora un po’ in questo tempo ciondolante, in cui io la ascolto mentre mi racconta i suoi sogni con la bocca piena di biscotti. Solo i sogni belli però, perché quelli brutti non ce li raccontiamo al mattino, lasciamo che la notte se li porti via nascondendoli nel buio.
“Ho sognato che correvo sull’arcobaleno!!”
“Davveroooo??!!! Allora sei riuscita ad entrare sul serio nel Regno dei Sogni?”
“Si Mamma! E potevo volare!!”
Prima di addormentarla le dico sempre di prepararsi, che per entrare nel mondo dei sogni deve attraversare il ponte arcobaleno e lasciare nell’armadietto fuori dalla grande porta di legno, tutti i brutti pensieri e le paure, chiudere bene a chiave e dimenticarseli; nel regno incantato dei sogni bisogna essere leggeri altrimenti non si riesce a galleggiare sopra le nuvole.
E così, mentre mi racconta delle sue avventure oniriche in cima all’arcobaleno, penso a questa storia che se visualizzi qualcosa prima di dormire poi ti rimane appiccicata da qualche parte nella mente trasformandosi in sogno al calar della notte, e mi dico che è davvero un processo straordinario.
Chissà se per far restare i sogni appiccicati alla mente e trasformarli in realtà, basta applicare il processo inverso quando la notte diventa giorno e le lancette cominciano a girare come pazze.

Annego ancora una volta tutti i miei pensieri in quel che resta del caffè. Bianca fa una smorfia per farmi capire che ha finito la colazione. Alzo gli occhi verso l’orologio sulla parete, sono le 8, abbiamo fatto tardi anche oggi.
Ci sono giorni in cui non ci va di scendere dall’altalena. Rimaniamo a dondolare in quella dimensione sospesa in cui le tapparelle cigolano, i baci sono ruvidi e sanno di dopobarba e io non devo muovere le gambe velocissima per riuscire a restare a galla.
In quello spazio abbiamo imparato a raccontarci i sogni sottovoce per non farli scomparire, a volare senza le ali e a respirare sotto il livello del mare senza annegare.
Non ci sono lancette né orologi appesi alla parete, le lenzuola profumano di pulito e i ricordi si confondono coi sogni, stemperandone i colori in tonalità pastello.
“Mamma mi vado a vestire”
Ok. Io resto qui sospesa, a dondolare, un altro po’.
Che qui è sempre estate, l’aria è pulita e i ricordi sono incredibilmente nitidi, anche per me che sono miope e mi ostino a non portare gli occhiali.
Metto un’altra moka sul fuoco. Spengo l’ennesima sveglia che mi ricorda che è ora di scendere da qui.
La nostalgia mi tiene per la gola stamattina; provo a visualizzare quel corridoio con le porte bianche e le finestre sui tetti rossi, magari le immagini mi si incollano alla mente e stanotte potrò ritrovarle dentro ai miei sogni.
Il caffè borbotta, sento le lancette correre e il sole è già spuntato all’orizzonte. Scendo dall’altalena con un salto e indosso il mio sorriso migliore.
“Sei prontaaaaa?” (è Lei che mi richiama all’ordine)
Le 8 sono passate già da un po, il Bianconiglio corre contro il tempo e io ho dimenticato di nuovo la moka sul fuoco.
E qui è tutto in disordine.
I capelli. La casa. I pensieri. La vita. Il cuore.

