Stiamo facendo colazione nella luce rarefatta del mattino, lei siede a capotavola con i suoi capelli arruffati e i piedi nudi.
È tornata ieri da casa del papà, ed è impaziente di raccontarmi tutto, come se ogni giorno di questa strana quarantena divisa in due case, fosse ricco di emozionanti scoperte.
Con me ha imparato a meditare appena sveglia, seduta a gambe incrociate sul suo tappeto – con gli occhi ancora incollati e il pigiama sgualcito – assaggia improbabili torte-esperimento e fa le imitazioni di Carlo Verdone. Con papà divora film e documentari, mangia pancakes annegati nello sciroppo d’acero e legge libri sull’antica Roma.
Le chiedo cosa avesse visto di nuovo in questi giorni, mentre infilo il frullino nella sua tazza di latte e lo monto fino a creare una schiuma perfetta che le si appiccicherà alla punta del naso.
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«Ieri ho visto un film del figlio di Miyazaki “La collina dei Papaveri”, bellissimo Mamma, anche se non parla di papaveri. Però nei suoi film non c’è la magia che c’è nei film di Miyazaki»
Domando cosa intendesse, inebetita dalla sua critica lucida e matura
«Allora Mamma, per esempio, quale film di Miyazaki abbiamo visto insieme?» Si rivolge a me con la bocca piena di biscotti
«La città incantata» le rispondo
«Ecco, lì per esempio c’era la magia giusto?»
«Sì, era tutto magico»
«Eh, nella “Collina dei papaveri” non c’è quella magia»
Adesso ha la punta del naso sporca di schiuma di latte e le sue parole serie cozzano con il suo aspetto buffo e trasognato.
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«Poi ho visto anche un altro film, questo però non è di Miyazaki, è di un altro, sempre giapponese mi sa, ma è stupendo Mamma, non puoi capire, si chiama “La principessa splendente”, ho pure pianto alla fine. Cioè lei è una principessa che viene dalla luna, suo padre è un imperatore che però diventa un gran egoista»
Seguono 20 minuti di sinossi del film della principessa che viene dalla luna e della collina dei papaveri che non parla di papaveri.
Cura molto la descrizione delle immagini e dei personaggi, tanto che a volte perdo il filo e la guardo con un’espressione vacua.
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«Mamma hai capito?»
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Mi ha beccato.
Nel frattempo abbiamo finito di mangiare, tolgo le tazze, e le bacio la bocca sporca di cioccolato.
«Comunque la quarantena è come un film Mamy» dice alzandosi dalla sedia «il primo tempo è stato triste. Adesso che ci hanno dato la libertà è come se fosse il lieto fine”.
Esce dalla scena per andare a lavarsi i denti, con la sua grazia scomposta.
Per fortuna che c’è lei.
Con lei ci sarà sempre il lieto fine.
