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Ciò che l'universo ha creato libero ...

Ciò che l’universo ha creato libero …

Come siamo arrivate a Tatajuba e tutti gli avvenimenti successi sulla famosa strada delle emozioni non li racconterò adesso.
E forse neanche dopo.

Ma succede un giorno che prendiamo un passaggio da Antonio il muratore sul suo camion da lavoro.

Saliamo sulla chiatta che divide Camocim da questo angolo sperduto di paradiso, e dopo una trentina di minuti di traversata col camion sul bagnasciuga, ci troviamo qui.

Insieme alle mosche, ai mosquitos, alle falene e ad altre 500 specie sconosciute di insetti.

Accampamento spartano vista mare di giorno.
Vista stelle di notte.

Pochissime persone, tutte a debita distanza l’uno dall’altra, nonostante la grande cordialità e armonia che si percepisce appena atterri su questa terra bizzarra.

In cui non ci sono strade. Né asfalto.
Dove la vita è scandita dalle maree e dal movimento costante e incessante delle dune di sabbia.

Ti aspetteresti scimmie, pappagalli e granchi giganti e invece questo posto assurdo è popolato da asini, mucche, capre, galli e maiali.
Una cifra di maiali.
Come nella fattoria dello zio Tom.

Conosciamo subito Sergio, un signore francese che insegna kitesurf che non so perché ma mi fa sentire subito bene.
A casa.
Mi ricorda papà. Hanno la stessa età più o meno e io papà me lo vedrei qui a girare col quad e le collanine coi denti di squalo.
E poi il francese mi viene decisamente più comodo del portoghese, e finalmente posso formulare dei discorsi con più di tre frasi.

Insomma Sergio oggi passa con il quad e ci dice: volete venire a vedere la Laguna Torta?

Noi al ‘volete venire’ eravamo già sul quad, scalze, con la bandana in testa e gli occhiali antisabbia.

Qui, come in tutta la zona del Lençóis Maranhenses, le dune di sabbia sono intervallate da lagune che aumentano o diminuiscono in base alle piogge, e il paesaggio (assurdo e inspiegabile) varia da un metro all’altro tra dune desertiche e prati verdi con alberi e natura rigogliosa.
Vedi sopra: mucche che pascolano e maiali che rotolano.
E alla nostra sinistra, il deserto.
Bah.
Nessuno me l’ha mica spiegato il perché.
Comunque Bianca ovviamente è incontenibile dalla gioia, dallo stupore e dal divertimento.
E, come sempre accade quando è mentalmente stimolata dal paesaggio circostante, regala perle di saggezza genuina che mi lasciano ammutolita e sconcertata. Per la semplicità con cui esprime i miei pensieri, prolissi come i miei racconti.

“A me non piace la città.
Perché tipo a Roma non ci sono le lagune, le dune di sabbia, le case con il tetto di paglia.
E poi e poi, poi Mamy, cioè (intercalari a caso) qui puoi stare scalzo.

Cioè qui ti senti libero.”

Et voila.
Ha detto tutto lei.