Valladolid è davvero bellissima. Girare in bici fra piccoli bar museo, cenotes e parchi cittadini, è diventato il nostro passatempo preferito. Ma da mesi avevo parlato a Bianca della navigata sul Rio Lagartos, dei fenicotteri, delle rovine Maya di Ek Balam e di quel tratto di mare rosa, ed era ora di riconnettersi di nuovo con la natura.
A Ek Balam ci arriviamo poco prima del tramonto, l’autista del minibus che ci ha fatto anche un po’ da guida ( e che, come tutte le persone incontrate finora, ci ha preso in grande simpatia), ci accompagna fino alla base dell’altissima piramide dalla quale si domina l’intera foresta.
Inutile dire chi voleva scalare la piramide e chi è passata per cacasotto un’altra volta…

Ignoro volutamente la tachicardia dovuta alla paura delle altezze (e per altezze intendo a partire dai 5mt) per accompagnare Bianca in questa nuova impresa.
Arriviamo in cima senza troppi problemi. E’ bastato il secondo in cui ho alzato lo sguardo dagli scalini che mi sono resa conto di dove minchia mi trovo e di dove era salita questa sciacalla di 4 anni – e le gambe hanno iniziato a tremarmi. Paralisi. Urlo a Bianca (che si trova a due cm da me 🙄) di starmi attaccata e di non muoversi e, se riesce, di non respirare.

Non avevo la più pallida idea di come fare a scendere. Ero pietrificata. Non avevo paura per me, so che – passato il panico – mi sarei rotolata giù in qualche modo, il terrore era come fare scendere lei da quella benedetta piramide.
Appaiono sulla cima due coraggiosi e sudati ragazzi danesi, la ragazza nota il mio evidente disagio e mi chiede se voglio far scendere Bianca insieme al suo fidanzato, un baldo giovane di due metri per due, al quale ho affidato la vita di mia figlia con grande sollievo 😁. Per poter scendere gli ottomila scalini con la coda fra le gambe e Bianca che mi aspetta giù ridendo.
Avevo fatto di nuovo la figura della pivella. Ma dove lo trovava tutto quel coraggio quella puffa? Era solo l’ incoscienza dei suoi pochi anni o ha una qualità particolare nel capire i miei punti deboli e spronarmi a superare i miei limiti? Rimuginandoci su, ci rimettiamo in marcia verso Valladolid stanche ma incredibilmente emozionate.



Alla fine ci siamo decise a lasciare il nostro piccolo nido a Valladolid e ripartire, con il fedele zaino sulle spalle, che nel frattempo è diventato lo zaino grande + lo zainetto + lo zaino di Bianca + una serie di bastoni di varie lunghezze + una borsa di sassi e conchiglie e qualche travestimento carnevalesco recuperato da Bianca qua e là…😣

Siamo in viaggio da quasi tre settimane e sembriamo già delle senza-fissa-dimora. Ma il nostro umore allegro e il nostro vociare in diverse lingue e dialetti (ci fa sempre tanto ridere dirci le cose in dialetti a caso) desta sempre grande curiosità e cordialità.
La prossima fermata è Bacalar, una cittadina di neanche 10.000 abitanti situata a 40km da Chetumal, che sorge su una splendida laguna dove l’acqua assume sette diverse sfumature di blu in base alla profondità (i Maya usavano chiamarla “La Laguna dai sette colori”) e dove lo spazio e il tempo si confondono trasportandoti in una dimensione quasi magica.

Prendo informazioni in giro sul modo più comodo ed economico per raggiungere Bacalar.
Il viaggio in minibus “compartido” non risulta sempre la soluzione migliore ma di sicuro è la più divertente (la linea di 1° classe con A/C , bagno e tv a bordo, è altrettanto economica e consigliata (https://www.ado.com.mx/#/).
Fanno tante fermate per raccogliere gente durante il viaggio – soprattutto contadini o lavoratori e donne con bambini – e sparano musica messicana a tutto volume, spesso siamo le uniche turiste a bordo ed interagire con loro è veramente spassoso.

Arrivate a Felipe Carrillo (tappa obbligata per cambiare bus) ci sediamo alla fermata dei minibus (delle sedie di plastica all’angolo di una strada) ad aspettare pazientemente che il minibus si riempia (*consiglio: se siete voi i primi a sbuffare e a spazientirvi i vostri bambini diventeranno intolleranti e insopportabili – ci fanno da specchio ricorda, da specchio 🧐). Per ingannare l’attesa quindi, familiarizziamo con gli autisti seduti vicino a noi che attirano i passeggeri strillando a ripetizione la cantilena: BACALAAAAAR BACALAAAAR!!! CHETUMAAAAL CHETUMAAAAL!!! Non so perchè ma ci faceva molto ridere, così ci siamo messe a strillare con loro, in una ventina di minuti il bus è pieno e gli autisti tutti contenti ci fanno salire con uno sconto sul biglietto.
A Bacalar trovo con fatica la stanza prenotata su booking (http://www.booking.com/Share-c9VOMe) una fatiscente camera con lenzuola di nylon, finestra affacciata sulla strada e una puzza di fogna difficile da gestire. Ma è quasi carnevale, qui in Messico sono tutti in grande spolvero e in più, è sabato e le strutture a Bacalar sono davvero poche, quindi mi faccio andare bene quello che c’è, butto gli zaini, prendo Bianca per mano e ci incamminiamo a scoprire la Laguna.


Passiamo qui delle giornate lente, buttandoci dal molo nelle acque trasparenti del lago, dondolandoci sulle altalene e parlando con i tanti artisti (pittori e scrittori soprattutto) che vivono qui,
immersi nella magia di questo lago straordinario



Pensando alla meta successiva decidiamo a malincuore di fermarci a Tulum; da Bacalar dovevamo tornare verso nord e quella era la tappa più comoda per spezzare il viaggio.

L’idea di rivederla a 12 anni di distanza dall’ultima volta in cui ci sono stata mi fa un po’paura.Come abbiano trasformato un affascinante paese di bungalow e ostelli in legno, in una piccola Miami, è per me inaccettabile.

I prezzi degli alloggi sono altissimi e mentre mi impicco a cercare un posto decente in cui alloggiare mi balena l’idea di scegliere una stanza in una grande casa trovata su AirBnb (Casa Boxpek – https://www.airbnb.it/rooms/21812039?s=51) condivisa con altre persone ed innumerevoli cani.

Sono certa dell’educazione e del rispetto di Bianca, l’esperienza mi sembra divertente e potrebbe aiutare a digerire alcuni giorni nella pacchiana Tulum.


Casa Boxpek è una bellissima costruzione a tre piani arredata con cura da una coppia meravigliosa, che apre le porte delle sue innumerevoli stanze a turisti per brevi o lunghi soggiorni.


La convivenza con loro, i tanti ospiti di nazionalità diverse e i loro cinque splendidi cani, è stata la cosa più bella che ci potesse capitare a Tulum.

Ci hanno prestato una bici per raggiungere la spiaggia a 7/8 km circa (una faticata ora che Bianca pesa quasi 20 kg!😪) dove ci fermiamo fino al pomeriggio per poi tornare al tramonto, comprare qualcosa da mangiare e cucinare insieme agli altri nella grande cucina di casa.
Quando abbiamo lasciato Tulum, Bianca aveva scritto messaggi di amore ad ognuno dei cani di casa, aveva imparato a condividere un bagno con altre persone, a convivere con educazione rispettando persone ed animali, ed io ero così fiera del suo comportamento che quando ho letto la recensione affettuosa che ci hanno lasciato i padroni di casa, mi sono sinceramente commossa.
Per questo e tanti altri motivi andava premiata. Lascio scegliere a lei la meta dell’ultima settimana del nostro viaggio, le propongo tre alternative raccontandole e spiegandole le diverse opzioni, ma lei decide di tornare a Holbox, dove aveva trovato degli amici e dove si sentiva libera di correre scalza, nuotare fino a sera e raccogliere otto milioni di conchiglie e bastoni 😅.




Passiamo ad Holbox l’ultima settimana di un viaggio che ha davvero dell’EPICO.

Vederla adattarsi ai cambiamenti, barra sbattimenti, barra imprevisti, di un viaggio così lungo e faticoso, è stato per me sorprendente. Ho imparato tanto da lei in queste settimane, lezioni di vita che ricorderò sempre.

Penso che siamo davvero una bellissima squadra noi due. Ci compensiamo e sosteniamo; ed entrambe, quando viaggiamo, diamo il meglio di noi stesse.

Torno a casa con todo el amor; gonfia di orgoglio, tacos al formaggio, colesterolo e felicità.

